di Loris Salina (a)

Abstract: L’esperienza di un infermiere al servizio degli altri nelle zone più difficili. I motivi di una scelta spesso pericolosa con una grande organizzazione umanitaria.

Emergency è una organizzazione umanitaria il cui obiettivo è curare le vittime dei conflitti armati e portare assistenza sanitaria a tutti coloro che subiscono le conseguenze sociali di guerra, fame, povertà, emarginazione.

Gli ospedali allestiti da Emergency, anche se collocati nelle zone più disagiate e pericolose, sono belli, puliti, ordinati ed accoglienti.

Dal punto di vista professionale l’assistenza è di alto livello, con applicazione di standard e protocolli internazionali.

Gli ospedali sono costruiti per essere destinati a rimanere alla popolazione, attrezzati con apparecchiature medicali del tutto simili a quelle presenti negli ospedali dei paesi sviluppati, A completare l’efficienza dell’ospedale ci sono servizi come l’amministrazione, la cucina, la lavanderia, l’officina per la manutenzione.

La logica di Emergency è quella di costruire ospedali destinati a rimanere alla popolazione dei Paesi in difficoltà e, in quest’ottica, la finalità ultima della mia attività non era il sostituirmi al personale locale, bensì addestrarlo e consentirgli così di giungere, nel tempo, ad una autonomia lavorativa.

Con Emergency sono state missioni di 6 mesi. Non è stato facile: ho dovuto impegnarmi parecchio, studiare l’inglese, per superare la selezione e partecipare alle missioni estere ma era mio forte desiderio parteciparvi.

I motivi che mi hanno spinto ad intraprendere questa esperienza, hanno il fondamento nei principi evangelici. Ho sempre pensato, e lo penso tutt’ora, che è doveroso e bello portare la tua professionalità laddove sono meno fortunati. Aiutarli a crescere nel loro paese, dedicare e donare parte della tua vita a persone come te, che per caso vivono in un’altra parte del mondo, meno sviluppato. Dunque se mi chiedono perché l’hai fatto o lo fai, rispondo sinteticamente: “per un mondo migliore, e perché, fondamentalmente, mi piace contribuire a renderlo tale”.

Per questo ho lavorato ad esempio a Kabul, come a Khartoum dove ci sono altri ospedali (non governativi) però sono tutti a pagamento per qualsiasi cosa; gli unici ad essere completamente gratuito sono le strutture sanitarie di Emergency.

La Qualità, Eguaglianza e la Gratuità rimangono i principi cardine di Emergency e fanno la differenza in posti come questi.

Dall’incontro con altre persone e altre culture con le loro tradizioni, si impara ad avere una visione più ampia della vita e quindi più umana. Sicuramente ho imparato a vedere le cose diverse da come le vedevo prima.

Voglio rifiutarmi di tenere per me stesso, come privilegio esclusivo, il diritto di essere curato, diritto che appartiene a tutti gli esseri umani indistintamente. E in questo non credo di fare regali a nessuno. Questo è il mio modo di essere contro la guerra e la povertà, sottraendole le vittime, e per questo ho deciso di portare un po’ della mia professionalità a persone meno fortunate di me.

Ho scoperto in Afghanistan un popolo fiero e dignitoso, in Sudan gente estremamente affascinante nella loro semplice povertà. La popolazione di questi Paesi è stanca della guerra, perché continua tragicamente a subirla. Ho conosciuto persone che hanno voglia di costruire e di andare avanti, che hanno ancora fiducia nella vita, persone che sanno essere generose anche se non possiedono nulla. Vi assicuro che nonostante la miseria e la povertà, sui visi degli afghani o dei sudanesi, non scomparivano mai il sorriso e il buon umore, immagini che porterò sempre con me. Ho incontrato più umanità in quei luoghi di guerra e fame che nei nostri Paesi civilizzati. La gente ha ancora voglia di vivere, malgrado le condizioni siano difficili.

Passare del tempo con le persone locali, infermieri, medici, logisti, tecnici è stato per me un arricchimento sia umano che tecnico. Ritengo che la parte umana è sempre ciò che fa la differenza, quello che rimane alla fine di una missione, al di là della parte tecnica, pratica che puoi avergli insegnato, sono le emozioni, i sentimenti che hai vissuto con i locali.

Ogni giorno dovevo incontrare gente, parlare, confrontarmi, discutere, a volte arrabbiarmi. Il vivere la quotidianità è stato ciò che ha fatto la differenza. Ha dato sapore e un colore del tutto diverso, differenziandomi da chi resta chiuso senza relazionarmi con i locali.

La realtà è molto diversa rispetto a quanto siamo abituati. Bisogna essere sul posto e vivere certe cose per capirle. E’ come un libro: bisogna leggerlo prima di criticarlo. Quando vai in Paesi diversi e incontri realtà diverse, se all’inizio facevi certi pensieri o avevi certe opinioni, dopo non pensi più a nulla, constati semplicemente che in questo mondo ci sono modi di vivere e di pensare diversi, ma che ognuna va rispettata nei limiti dei diritti umani. Soprattutto impari e capisci che l’incontro con culture diverse e persone diverse, fa aprire nuovi orizzonti ed è sempre motivo di crescita.

Queste sono state senza dubbio delle esperienze molto forti e arricchenti.

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per ciò che accade e il coraggio per cambiarlo. (Sant.Agostino).

Dalla carta universale dei diritti dell’uomo;

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti (Art. 1).

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche (Art. 25).

L’autore:

(a) DOTT. LORIS SALINA: Docente presso il Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università degli Studi di Torino ha conseguito il titolo di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche ed un Master di 1°livello in “Infermieristica in Area Critica”. Collabora da tempo con organizzazioni umanitarie in zone di guerra, operando in vari paesi del mondo.

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