School Readiness

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LA SCHOOL READINESS, OVVERO LA TRANSIZIONE

Accedere alla scuola primaria costituisce un momento complesso nella vita del bambino, in cui attese e speranze dei genitori si incontrano con le esigenze di efficacia didattica degli insegnanti, ponendolo in una condizione di particolare vulnerabilità.

Sia i genitori che gli insegnanti sono spesso vittime della “sindrome anticipatoria”, che non è legata ad alcuna determinazione clinica ma evidenzia l’atteso rispetto alle potenzialità dei nostri bambini. Vi è dunque la tendenza, da parte dei genitori, di “anticipare” elementi legati alla didattica (in primis la letto-scrittura) e da parte degli insegnanti l’atteso è costituito da elementi facilitanti la didattica stessa. Il risultato potrebbe essere positivo, in alcuni casi, ma spesso origina un senso di noia (“già fatto”) nei bambini.

Essere dunque pronti alla transizione tra la scuola materna e la scuola primaria non significa approdarvi con parte del lavoro fatto, ma arrivare con un bagaglio di strumenti base atti a garantire opportunità di successo.

Dando per scontata la presenza degli elementi sensoriali (vista, udito, tatto) e cognitivi necessari ad apprendere, inseriti in un contesto di “normalità” attesa per la fascia d’età, la School Readiness è la focalizzazione del termine Readiness rispetto al mondo della scuola. Il termine Readiness propone infatti modelli di approccio all’apprendimento non necessariamente riconducibili al mondo della scuola e che tengono conto di larga parte dei fattori che influenzano gli apprendimenti.

Il termine Readiness è stato proposto negli anni 20 del secolo scorso e successivamente sviluppato, trovando applicazione in vari contesti scolastici, sopratutto statunitensi, subendo nel tempo l’influenza delle varie culture e degli sviluppi della pedagogia, della psicologia e delle neuroscienze in generale.

I modelli sono essenzialmente 5, incentrati su vari elementi che fanno parte dello sviluppo del bambino:

  1. MODELLO EVOLUTIVO, incentrato sul bambino e sul suo sviluppo naturale. La capacità di apprendere (ready to learn) è conseguenza dello sviluppo legato all’età.
  2. MODELLO AMBIENTALE O SOCIO-CULTURALE. Le interazioni ambientali sono il motore dello sviluppo, non incentrato sugli aspetti genetici ma come il “ritorno” delle esperienze in ambito sociale.
  3. MODELLO DELLE ABILITA’ CUMULATIVE. E’ il modello che applica la Readiness al mondo della scuola (School Readiness), riferendosi all’essere pronti per il mondo della scuola. E’ un modello che raccoglie vari elementi, considerando quanto affermato da Gardner (in sintesi: tutti sono pronti ad apprendere) in primis e determinando l’importanza delle abilità di base osservabili (discriminazione di forme e colori, lettere e numeri)
  4. MODELLO SOCIO-COSTRUTTIVISTA. L’apprendimento è legato all’interazione con gli altri. E’ un modello fortemente dipendente dal contesto socio-culturale (aspettative, caratteristiche, valori) in cui la scuola è inserita.
  5. MODELLO INTERNAZIONALISTA OD ECOLOGICO. Tutti i soggetti dell’habitat (bambini, scuole, comunità, servizi, famiglie) sono pronti ad offrire il meglio di sé:
    • I bambini sono in possesso di tutte e abilità di base
    • Le scuole applicano programmi inclusivi
    • Le comunità supportano le famiglie in difficoltà
    • I servizi propongono qualità ed accessibilità
    • Le famiglie offrono qualità affettivo-relazionale e supporto materiale

L’insegnante di scuola primaria, leggendo queste righe, osserverà, in relazione alla propria esperienza, coincidenze o meno con la realtà, una realtà in cui alcune indicazioni “predittive”, provenienti dalla scuola dell’infanzia, possono rivelarsi corrette oppure no negli anni successivi, a dimostrazione che le interazioni con gli adulti e con tutti i soggetti citati possono modificare fortemente ogni aspettativa, positiva o negativa che sia.

A titolo di esempio, come espressione in chiave “olistica” della School Readiness, è utile citare il progetto Thrivein5 della città di Boston.

Lanciato nel 2008 dal sindaco Thomas M. Menino, Thrivein5 è l’azione sviluppata nella città di Boston, per garantire ai bambini di tutte le razze, etnie, redditi, abilità e lingue di avere le opportunità e il supporto di cui hanno bisogno per il successo a scuola e oltre.

Si basa sui seguenti assunti fondamentali (dal documento “Boston’s School Readiness”):

+ Famiglie in una posizione forte per aiutare il loro apprendimento e sviluppo;
+ Educatori e caregiver di altissima qualità;
+ Specialisti che possono rapidamente rilevare e affrontare i problemi che ne minacciano la salute sviluppo e capacità di apprendimento;
+ Una città che rende i bambini una priorità assoluta;

Il modello della città di Boston rappresenta un punto di partenza auspicabile, ma certamente non pienamente raggiunto, nemmeno nelle parti del nostro paese maggiormente sensibili al tema.

DISPONIBILITA’ ALL’APPRENDIMENTO

Gardner (1983) sottolinea come tutti gli individui normodotati siano in grado di apprendere il linguaggio, ma che questo non significa averne compreso la logica, i significati, essere in grado di articolarne criticamente i contenuti: queste abilità sono il risultato del processo di apprendimento e non può essere esclusivamente riferito ad elementi interni.

L’apprendimento è infatti un processo che coinvolge l’ambiente sociale, culturale, familiare, dove gli stimoli esterni portano grandi variazioni rispetto allo sviluppo cognitivo dell’individuo.

L’età anagrafica, il ceto sociale, lo sviluppo psico-fisico non sono sufficienti a garantire la presenza della disponibilità ad apprendere (Readiness to learn). Essere predisposti all’apprendimento comprende l’autoregolamentazione emotiva, comportamentale e cognitiva. Apprendere richiede anche iniziativa, curiosità e creatività. Supportare le abilità dei bambini in questo settore aiuta i bambini ad acquisire conoscenze, apprendere nuove competenze, stabilire e raggiungere obiettivi. Imparano inoltre ad affrontare con successo esperienze che possono essere stimolanti, frustranti o semplicemente impiegano tempo per realizzarsi. Il modo in cui i bambini si impegnano nell’apprendere attraverso nuove esperienze, influenza lo sviluppo in tutti i settori e contribuisce direttamente al successo nelle esperienze scolastiche.

E’ dunque importante, per diventare uno studente di successo, possedere la capacità di autoregolarsi in una varietà di situazioni. Nell’infanzia, l’autoregolamentazione si verifica nel contesto di relazioni coerenti e positivamente reattive con gli altri. Negli anni successivi, il bambino diventa un soggetto sempre più attivo, sebbene sotto il controllo e la guida degli adulti. I bambini attingono alle abilità di autoregolazione emotiva e comportamentale in molti modi, ad esempio sviluppando strategie emulative per gestire i sentimenti quando giocano con altri bambini e seguendo le regole della classe. Questa crescente capacità dei bambini di gestire le emozioni e il comportamento consente un impegno più positivo nelle attività di apprendimento.

I bambini sviluppano anche abilità cognitive di autoregolazione, spesso indicate come funzionamento esecutivo. Queste abilità includono attenzione sostenuta, controllo degli impulsi e flessibilità nel pensiero. Un’altra abilità correlata è la memoria di lavoro, la capacità di contenere informazioni e manipolarle per eseguire attività. Le capacità di funzionamento esecutivo sono presenti in forma rudimentale durante l’infanzia e si sviluppano ancora di più negli anni prescolari. Ad esempio, i bambini diventano sempre più in grado di fare affidamento sulla propria memoria per raccontare in dettaglio le esperienze passate e seguire le indicazioni in più passaggi. Sia che si arrampichi su un divano per recuperare un giocattolo, costruendo strutture a blocchi sempre più elaborate, sia che decidano i ruoli nella finzione teatrale, i bambini piccoli attingono alla loro curiosità, persistenza e creatività per raccogliere informazioni e risolvere problemi.

Molti fattori influenzano l’approccio dei bambini all’apprendimento. Alcuni bambini sono desiderosi di provare qualcosa di nuovo, mentre altri preferiscono osservare per un po’ prima di approcciarsi ad una nuova esperienza. E’ importante che gli adulti partecipino attivamente al processo di scoperta, proponendo nuovi stimoli e sostenendo la loro loro naturale curiosità.

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