NERUDA, PICCOLE COSE E LA RESILIENZA

Siamo creature essenzialmente visive eppure spesso non sappiamo vedere.
Qual è la lente che ci permette di dare il giusto valore alle cose, superando la loro apparenza per giungere alla sublimazione di ciò che ci appartiene?
I sentimenti ci appartengono, molto più delle cose. Essi ci conducono ad interpretare l’oggettività attraverso il piacere di riscoprire le cose come espressione di esperienze, creando una “visione” che a molti appare distorta, per il semplice fatto che non posseggono le stesse chiavi interpretative.

Lungo la strada dell’esistenza molti smarriscono la capacità di trovare la felicità nelle piccole cose, riconducendo tutto alla strumentalità, al possedere, oppure semplicemente perchè perdono la capacità di “vedere”. L’esercizio di stilare elenchi di “piccole cose che ci fanno stare bene” non è dunque inutile nè tantomeno banale.


Eppure ci sono cose che ci accomunano, alcune esperienze sono per tutti piacevoli, avendo dunque un patrimonio comune di vissuti condivisibili. Ma alcuni vedono l’essenziale altri no…


Ognuno di noi ha un elenco di piccole cose: io metterei nell’elenco il mangiare un panino seduto in riva ai canali della Senna, oppure camminare a piedi nudi su di un prato, l’odore della salsa di pomodoro sul pane abbrustolito. Piccole cose appunto…


Oggi sono molte le cose che ci mancano, l’elenco comincia a diventare lungo, ed iniziamo a provare, sempre più forte, la struggente mancanza delle sensazioni più primitive: l’abbraccio, una carezza, stringersi le mani. Piccole cose…


Perchè Neruda, come anticipato nel titolo? Neruda è sangue, terra, acqua: “…fiume irrevocabile delle cose..” esprime sensazioni e desideri.
Neruda fa poesia delle piccole cose. Attraverso di lui le cose parlano, risvegliando talvolta tristezza e rimpianto, oppure gioia: sono tutte sensazioni che ci appartengono e la lettura delle sue poesie evoca quanto spesso dimentichiamo. Ma non dobbiamo dimenticare.


Essere resilienti significa essere capaci di resistere ad una situazione negativa e traumatica, dice la psicologia, omettendo di descrivere l’essenziale, ovvero che la “resistenza” è il ricondursi al proprio stato positivo.


Questa generazione sospesa, apparentemente senza un orizzonte certo, mostra fibra e rispetto: ci sorprende nell’essere composti ed adulti oltre ogni nostra aspettativa. Essi sono resilienti poichè non hanno ancora smarrito il senso delle piccole cose, agganciate al progredire evolutivo della loro infanzia, adolescenza, giovinezza.


E’ compito di noi adulti metterli nelle condizioni di poter esprimere quello che provano, ricercano, desiderano.


E’ dunque apprezzabile quanto realizzato presso l’Istituto Comprensivo Don Milani di Lanciano, Abruzzo dove un’insegnante ha invitato i suoi allievi a produrre elaborati personali partendo dalle poesie di Neruda. Sono stati realizzati tanti bei lavori da parte dei ragazzi, che hanno avuto modo di ricondursi alle proprie “piccole cose”, recuperando significati talvolta smarriti.


Troverete un esempio degli elaborati a questo link. Si ringrazia la prof.sa Mariapina Camerano Spelta Rapini ed il suo allievo Alessandro C. per la collaborazione.


Auguro a tutti noi di riscoprirci.

Michele Tos

3 Commenti. Nuovo commento

  • Francesca
    21 Marzo 2021 9:45

    Bella riflessione, dobbiamo fermarci ad apprezzare le piccole cose e i piccoli gesti quotidiani, tornare a emozionarci, grazie mille alla prof e all’alunno

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  • Pierangela Micozzi
    4 Aprile 2021 19:53

    L’articolo, secondo me e’ meritevole di plauso, cosi’ come emozionante. educativo ,nonche,’ pedagogicamente valido resulta l’elaborato dell’alunno Alessandro C. , che vi invito a leggere. Perche’? Ci fa riscoprire le troppo ancorate e impolverate “piccole cose” che. Invece ridonano una nuova vitalita’ nella quotidianita’ del vivere. Rileggiamo Neruda, senza dimenticare il nostro Giovanni Pascoli .
    P. S. Brava la prof. Ssa di spagnolo che ha saputo creare una lezione di spessore…. emozionandomi.

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  • Nadia Montesi
    7 Aprile 2021 8:43

    Si dovrebbe di più, a casa e a scuola, educare all’invisibilità delle cose, al contenuto emozionale e all’ essenzialità delle nostre azioni e di ciò che ci circonda, valorizzando il contenuto relazionale, sentimentale, umano.
    Complimenti a chi come la professoressa di spagnolo del Don Milani avvicina e permette alle persone di esprimere con
    sentimento le meraviglie del mondo che ci appartengono, ma che spesso vengono appiattite dalla superficialità e la frenesia.
    È come fermarsi e seguire il proprio respiro nel suo consueto e naturale percorso di inspiro ed espiro e ascoltare ciò che muove e dà voce.

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