LABORATORIO 1: La lettura

All’ingresso della fondazione Carlo e Marise Bo, presso Urbino, si legge la scritta “non omnes legi sed omnes dilexi”, “non li ho letti tutti ma tutti li ho amati”, definendo una relazione che prescinde dal contenuto del libro, ma che ne anticipa il valore.
Leggere è come aprire uno scrigno dal contenuto prezioso, per chi ha conosciuto il valore di questa esperienza, ovviamente. Su questo tema insisto molto, cosa non semplice, data la potenza attrattiva dei cellulari, ma ritengo che la commistione tra l’insistere ed il convincere promettendo fantastiche avventure letterarie ed immaginative sia il solo modo per condurre gli adolescenti verso la lettura: essi devono vedere la scintilla che brilla nei nostri occhi. E’ un compito che gli adulti si devono assumere: lettori non si nasce, si diventa.
Le mie prime esperienze con la lettura risalgono all’infanzia, quando mio padre, da buon torinese, leggeva per me i racconti fantastici di Emilio Salgari. Ricordo ancora le fantastiche immagini che scaturivano dall’ascolto di quelle pagine…
La lettura ad alta voce da parte del genitore, addirittura in epoca prenatale, consente di far sperimentare al bambino una relazione affettiva legata all’oggetto-libro, ponendo le basi, da un punto di vista funzionale, al successivo apprendimento del linguaggio.
Con il crescere del bambino, la lettura in affiancamento, ovvero con il bambino che osserva le parole lette e raccontate dall’adulto, potenzia le relazione affettiva e comincia a porre le basi per la decodifica del linguaggio scritto.

 

I bambini vanno accompagnati alla lettura sin dalla primissima infanzia, sempre con l’intenzione di usare il libro come strumento per stabilire una sana relazione affettiva, conducendoli all’esperienza adulta del lettore esperto, vero interprete della narrazione.
La lettura “adulta” è certamente costituita dal narrare a se stessi, ma è anche assaporare la raffinata alchimia creata dal sapiente uso delle parole. Senza la competenza lessicale leggere un libro è come osservare un panorama con occhiali sporchi: si perdono i dettagli che conducono alla meraviglia. Dunque qualità dello scritto e crescita della competenza lessicale.
Dalle parole, che sono appunto “bolle di pensiero”, più di altre fonti di informazione, nasce il pensiero critico, derivante dal confronto tra i vari livelli interpretativi e dalle connessioni logiche od immaginarie che derivano dal processamento cognitivo.
Ma la narrazione non va dimenticata: in essa è custodito il senso compiuto del testo. Per tornare a quanto iniziato con il primo articolo, relativo alla rappresentazione interna del testo, durante la lettura con Eleonora, silente o ad alta voce, abbiamo prestato attenzione non solo ai termini da lei non conosciuti, ma anche ai luoghi, alla cronologia, ai nomi, acquisendo ogni elemento utile alla realizzazione dei laboratori oggetto di questa “narrazione”.
Il libro è stato dunque destrutturato e ricomposto nelle sue componenti essenziali, in un percorso in cui la relazione genitore-figlio è di grande importanza. E’ stata un’avventura vissuta insieme.
Da un punto di vista tecnico consiglio di annotare, in una scheda libro sviluppata per ogni capitolo, i seguenti elementi:

-nomi dei personaggi, la loro relazione nell’ambito del racconto
-luoghi dove si sviluppa la narrazione
-eventi storici
-parole non conosciute o poco note

Tutti gli elementi raccolti sono stati utilizzati per i lavori sviluppati nell’ambito della progettazione del “libro solido”, come riportato nel prossimo articolo.

LABORATORIO METACOGNITIVO: LA RAPPRESENTAZIONE INTERNA DEL TESTO
LABORATORIO 1: La lettura
LABORATORIO 2: La progettazione
LABORATORIO 3: Il potenziamento lessicale
LABORATORIO 4: La narrazione diacronica
LABORATORIO 5: La ricerca storica
LABORATORIO 6: Il linguaggio simbolico

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